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È
storia antica la storia delle terre cusiane. Questo angolo di
Piemonte, stretto tra la pianura irrigua novarese e il primo
incurvarsi delle colline che verso nord lentamente si trasformano
nelle montagne dell’Ossola, ha visto il primo concretizzarsi
della presenza umana aggregata ben prima dell’affermazione della
potenza romana.
I primi abitanti della Riviera di San Giulio sono stati con ogni
probabilità i Liguri, che nel tempo poi subirono un influsso
celtico. Destino comune a tutto il novarese: gli abitanti della
Riviera furono poi conquistati dai Galli e infine invasi dai
Romani.
Durante la dominazione romana, il Cusio fu utilizzato soprattutto
come avamposto militare.
Le prime tracce scritte relative all'isola di San Giulio sono
riferite ad un distico del vescovo di Pavia Ennodio, che fa
accenno al castello fatto costruire nell'isola del vescovo di
Novara Onorato.
Paolo Diacono invece, nella sua “Historia Longobardorum”
racconta le vicende di Mimulfo duca dell'Isola di San Giulio che
tradì il suo re Agilulfo, vendendosi ai Franchi. Agilulfo condannò
alla decapitazione il duca traditore, di cui fu trovato, sul
finire del Seicento, il cadavere inumato in un basamento di
colonna.
Di tipo archeologico sono invece altre fonti. Di grande interesse,
ad esempio una lastra tombale sulla quale era inciso l'epitafio
del vescovo di Novara Filacrio, morto nel 553; oltre alle tracce
delle fondamenta di un edificio religioso databile al V sec.,e a
un’altra lastra tombale con incisi pavoni e datteri dell'inizio
del V sec
Queste
testimonianze sono ricche di punti di contatto con la leggenda di
S. Giulio e S.Giuliano, i due missionari greci che evangelizzarono
la zona, secondo la tradizione, sul finire del III sec.
L'isola fu quindi sede di un ducato longobardo, poi parte
dell'Impero Carolingio.
In questa fase della sua storia, il Cusio fece giuridicamente
parte del comitato di Pombia, seguendone le sorti.
Nella seconda metà del IX secolo, con la dissoluzione
dell’Impero Carolingio e l’affermarsi del reticolo di
feudatari, spesso in lotta fra di loro per conquistare una
supremazia sul territorio italiano, furono i vescovi ad acquistare
potenza e autorità, muovendosi con abilità, approfittando dello
sfaldamento dell'impero per colmare il vuoto di potere che si era
creato.
Su questo scenario si svolge una delle vicende storiche più
“popolari” tra quelle occorse al territorio cusiano. Nel 950
sono in lotta Berengario II con il figlio Adalberto contro i
vescovi e la Chiesa. Nel 957 ritroviamo Berengario nell'isola di
S. Giulio trasformata ormai in fortezza quando, in lotta con
l'imperatore tedesco Ottone I per il trono d'Italia, vi si
rinchiuse con il figlio e subì un assedio di due mesi da parte di
Litolfo, figlio di Ottone. Nel 962, Ottone in persona si mosse
contro Berengario, sconfitto ma non domato, che andò ad
asserragliarsi nella Rocca di S. Leo nel Ducato di Spoleto, mentre
sull'Isola di S. Giulio sbarcava la Regina Willa con i tesori
prelevati dal Palazzo Reale di Pavia e faceva restaurare le
fortificazioni. Willa si arrese dopo uno storico assedio. Un
assedio passato alla storia anche perché proprio in quei lunghi
mesi vide la luce Guglielmo da Volpiano.
Monaco dell'ordine dei Benedettini, abate di ben quaranta
monasteri che riformò e ricostruì, egli portò un soffio nuovo
nell'Europa medioevale. Fu nel Medioevo una delle più importanti
figure della vita religiosa e della cultura artistica
dell'occidente cristiano a cavallo dell'anno Mille; dapprima
monaco a Lucedio (Vercelli), quindi amico e seguace degli abati di
Cluny, poi a Digione dove ha costruito una delle più importanti
abbazie del primo romanico, quella di San Benigno
Alla fine dell’assedio Ottone si dimostrò particolarmente mite
con gli sconfitti e con la regina Willa, lasciandola libera di
raggiungere suo marito. Ottone, con diploma del 29 luglio 962,
dona ai canonici di S. Giulio due corti con diverse fattorie,
mulini, servi e diritti vari ad Agrate e a Barazzola.
Sono gli albori del potere temporale dei vescovi di Novara sulla
terra di S. Giulio, potere che solo nei primi anni del nuovo
millennio fu riconosciuto dagli imperatori . Era il 1219, e da
quell'anno si può far datare il sorgere dello stato episcopale
che durò fino alla fine del sec. XVIII, con una ripresa dopo il
Congresso di Vienna e la definitiva cessione del potere ai Savoia
nel 1817.
Prima di andare a fare parte integrante del futuro Regno di
Sardegna, il Cusio conobbe la dominazione francese e poi quella
austriaca. Con
l’atto di cessione ai Savoia, in cambio di una rendita annua, il
vescovo rinunciava completamente ai domini feudali e
giurisdizionali, ma conservava il castello e i palazzi dell'isola
mantenendo il titolo di Principe.
A
metà dell’800 risale la costruzione dell'imponente edificio
sull’isola, visibile tutt'ora e destinato prima a seminario e
oggi sede del monastero benedettino “Mater Ecclesiae".
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