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Libri
sul lago |
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Tante pagine per un lago d'incanto
Il lago d’Orta è argomento di numerosi testi
pubblicati negli ultimi anni . Si tratta di libri sulla storia, sull’arte
e sulle tradizioni del Cusio, un territorio che grazie alle suggestioni
del suo paesaggio ha ispirato anche testi letterari e poetici.
Tra le più classiche descrizioni del Cusio, recentemente ripubblicata in
anastatica da Interlinea è quella di Antonio Rusconi, regio ispettore per
la conservazione dei monumenti, che a fine ottocento nel suo volume
Il lago d’Orta e la sua riviera descrive con minuziosa precisione
ogni aspetto dell’area cusiana e delle sue bellezze artistiche e
paesaggistiche.
Oltre cent’anni dopo è invece uscita, in un grande volume illustrato,
un’altra descrizione del Lago d’Orta, quella di Mario Bottini, pubblicata
in Cusio. Il paesaggio del lago d’Orta illustrato dalle
fotografie di Mauro Porta.
Del lago d’Orta si parla anche in un altro grande volume illustrato
pubblicato dalla casa editrice novarese Interlinea. Si tratta di Il
mio Piemonte, un’opera straordinaria del grande scrittore
Sebastiano Vassalli (con oltre cento foto a colori di Carlo Pessina) che
scegliendo nel cata logo della memoria presenta i paesaggi piemontesi a lui
più cari. E tra questi un posto di assoluto rilievo spetta al paesaggio cusiano.
Altri libri , ormai esauriti, hanno descritto aspetti particolari del
lago. A cominciare dal grande volume realizzato in occasione del XVI
centenario della morte di San Giulio (San Giulio e la sua isola)
per passare al volume dedicato al pittoresco santuario di Madonna del
Sasso, o alla tradizione popolare degli ex voto nei santuari cusiani (Miracoli
in cornice)
Il lago, i suoi paesaggi, le sue magie, emergono anche in numerosi testi
letterari pubblicati da Interlinea, con autori come il grande Gianni
Rodari (Il ragioniere pesce del Cusio) o Giovanni Ragazzoni (I
pesci d’oro di Orta) o Laura Mancinelli (La musica dell’isola).
Tante pagine, per raccontare un lago incantato.
Alla scoperta dei tesori d’arte degli
emigranti cusiani
Per
secoli dai paesi che circondano il lago d’Orta centinaia di persone hanno
seguito le vie dell’emigrazione, lasciando la propria terra per andare in
cerca di lavoro in Italia o all’estero. Ma il legame con la propria
piccola patria non è mai venuto meno. E così quelli tra gli emigrati
cusiani ai quali la fortuna era stata favorevole lo hanno testimoniato, in
particolare nel periodo tra il Rinascimento e l’Ottocento, donando alle
chiese, ai comuni, alle istituzioni locali opere d’arte, dipinti,
sculture, realizzazioni di pregevolissimo artigianato
Chiunque si avventuri, anche solo per un giro turistico, nelle chiese
della Riviera d’Orta, non può non rimanere colpito dalle tante iscrizioni
che contrassegnano altari, dipinti e balaustre e che richiamano questo
legame. La nostalgia traspare lieve e quasi impercettibile e si intuisce
dietro le iscrizioni
nelle chiese, che diventano così il segno di una
presenza destinata a continuare, di una identità che non si vuole perduta
perché comunque l’esilio è doloroso e il solo ritorno possibile è con il
quadro, la statua, l’altare o, al momento della morte, con la sepoltura.
Che il nuovo domicilio fosse a Roma, Cremona, Lucca, Mantova, Brescia o
Milano, le città nelle quali più spesso emigravano i cusiani, il legame
con il luogo di provenienza non era mai reciso. Il filo di comunicazione
con la patria riguardava la sfera dei sentimenti: eppure succedeva che
qualcuno assumesse l’iniziativa e cominciasse una raccolta d i elemosine,
pensata come contributo per la chiesa del paese natio, per l’acquisto di
un quadro, di una sacra suppellettile, di una balaustra.
Dalla raccolta di elemosine nasceva così l’arte degli emigrati, un modo
per dire che la patria, nonostante tutto, era rimasta nel cuore. Talora la
raccolta di denaro poteva avere uno scopo benefico, la dote delle zitelle
(Orta), lo stipendio a un maestro di dottrina cristiana (Gozzano), la
celebrazione di messe (Ameno), la fondazione di un’opera pia (Giorgio
Ravizza di Soriso): atti di devozione, di beneficenza religiosa, che
peraltro rientravano in una prassi comune e non erano di pertinenza
specifica dell’emigrato. Il gesto più tipico rimaneva quello
dell’ornamento di chiese e cappelle. Soprattutto i quadri erano prescelti,
ma anche i paramenti o gli argenti.
Il volume, curato da Marina Dell’Omo e Flavia Fiori, presenta per la prima
volta una accurata descrizione, corredata da un ampio apparato di
immagini, del ricco patrimonio d’arte ed artigianato che caratterizza
l’ambiente cuciano in particolare, e che risale, appunto, alle donazioni e
alle rimesse di denaro degli emigranti.
Marina Dell’Omo, Flavia Fiori, I tesori
degli emigranti. Arte, artigianato ed emigrazione nel Cusio e nella
diocesi di Novara dal Cinquecento al Settecento
Interlinea edizioni, pagine 216 + XVI euro 25 ISBN 88-8212-449-5
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